martedì, 25 marzo 2008

TOP - POP

  Ci sono culture e culture. La cultura scolastica ci insegna a scegliere alternativamente tra econlaccento e esenzaccento. Tra aconlacca e asenzacca. La cultura scientifica ci insegna la differenza che corre tra un bisonte e un’orchidea. La cultura letteraria ci insegna ad amare Proust e a disdegnare Moccia. La cultura classica ci insegna a districarci con l’etimologia, i suffissi e i prefissi. Ma solo la cultura pop insegna a noi donne come soffrire. A tutte quelle che credono che la sofferenza non abbia bisogno di un’estetica dico solo: adeguatevi, informatevi, istruitevi. A tutte le altre che hanno capito che  i calzettoni mosci e l’accappatoio di Brenda Walsh rappresentano un segnale fatico, una cornice entro cui manifestare la sofferenza, io propongo la mia personale top-pop-iconografia del dolore.

 

In principio fu Julia Roberts, che nelle vesti di battona dal cuore d’oro mi insegnò a lacrimare come un vitello senza far colare il mascara. Poi venne quell’alchimista di Brooke Logan che sapeva miscelare tradimento e pentimento come nessuna prima di lei. Dopo la bionda di Beautiful, fu il turno della suadente voce di Mina che mi mise a parte del mantra  della donna ferita ma con tanta tanta dignità: “Siccome è facile incontrarsi anche in una grande città, ti prego di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu…”. Un posto particolare nel mio cuore e nella mia hit ha Carrie Bradshow, l’eroina tutta sesso e città,  che mi ha istruita sull’espressione da tenere per manifestare al meglio il senso di colpa  per un coito frettolosamente consumato con l’uomo che mai e poi mai sarà nostro. Ultima ma non ultima è la  Meg Rayn di  “Harry ti presento Sally” da cui ho appreso non solo l’urgenza tutta femminile di simulare l’orgasmo, ma anche l’espressione smarrita da contrapporre ai colpi della vita.

 

Lontano dal voler essere un messaggio di speranza quanto sopra deve fungere da memento. Anche se credete che la vostra sofferenza sia la più grande, la più inconsolabile, la più atroce, non pensiate di poter fare di testa vostra. C’è già chi quel tormento l’ha affrontato e malauguratamente mentre l’affrontava era decisamente, più pettinata, meno lucida nella zona T, con meno pancia e più tette:  insomma era indubbiamente più fica di tutte noi messe insieme!

postato da: donnavidens alle ore 14:53 | Permalink | commenti (8)
Commenti
#1   25 Marzo 2008 - 17:52
 
Era Battisti che cantava "e siccome è facile incontrarsi anche in una grande città, e tu sai che io vorrei purtroppo, anzi spero, non esser più solo... Cerca di evitare tutti i posti che conosco e che frequenti anche tu..."
utente anonimo

#2   25 Marzo 2008 - 19:10
 
sì, ma il pop non concede paternità. Io mi ricordo mina, perché cantata da mina quella canzone diventa mantra della donna indipendente, cantata da battisati è il solito umono sfigato - mollato che a tutti i costi ti vuol fatr sentire in colpa
la donna che l'ha smollato
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#3   25 Marzo 2008 - 20:33
 
Benissimo. In questo istante è pure passata la pubblicità di "For Men" in cui ha detto "Sesso: i 25" e poi qualcosa che già mi sono dimenticato.
utente anonimo

#4   26 Marzo 2008 - 14:44
 
A volerla dire tutta la canzone è di Mogol, il che farebbe pensare al vecchio mollato dalla ragazzina che non può più andare attorno alle giostre...
utente anonimo

#5   26 Marzo 2008 - 15:54
 
A dirla tutta messa così: il mondo è un po' meno buono...
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#6   26 Marzo 2008 - 20:04
 
Un po' come quelle strane storie di delfini che...
utente anonimo

#7   27 Marzo 2008 - 18:16
 
Oh, bene, adesso dobbiamo aspettare un altro mese e mezzo? (Non ci riuscirai a buttarmi giù, eh eh... Nessuna è stata più fica di me in certe brutte circostanze ;-))
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#8   28 Marzo 2008 - 10:23
 
Aspetta, qui si parla di squinziette... mica di super-femmine.
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